Avanti Pop è il primo documento di un viaggio ancora in corso, un disco nato sulle tracce delle fabbriche, dei call center, dei campi di pomodori, dall’esperienza reale di un progetto di indagine e testimonianza artistica nel mondo di chi lavora: l’omonimo evento itinerante a bordo del vecchio camioncino Fiat 615 del 1956 - da sempre emblema del gruppo - in luoghi in cui la dignità dei lavoratori sia stata violata e riscattata e che finora ha toccato i cancelli della Fiat Sata di Melfi, le cartiere di Isola del Liri, le acciaierie di Terni, i campi di Borgo Libertà, l’Atesia di Roma, la ferrovia di Allumiere e già è sulle tracce delle fabbriche di armi di Colleferro, dell’Italcementi di Trento, del porto di Genova e di chissà quante altre storie ancora.
Quattordici tracce, un repertorio di arrangiamenti originali costituito sia da interpretazioni – scelte e rintracciate grazie anche alla collaborazione e ai preziosi consigli di Gianni Mura - che da brani inediti firmati dai Têtes de Bois, il disco raccoglie l’esperienza concreta, le tematiche e alcuni dei molti ospiti che hanno accompagnato la band nel viaggio di Avanti Pop.
Da sempre infatti quella dei Têtes è un’irrinunciabile storia di amici, incontri, scambi, compagni di viaggio.
Si spazia da “La leva” di Paolo Pietrangeli a “La costruzione” di Chico Buarque de Hollanda, da Matteo Salvatore allo Zecchino d’Oro (“Quarantaquattro gatti” non è forse una canzone di protesta? E infatti vinse, nel ’68…), passando per un classico di Piero Ciampi e un meno classico di Giorgio Gaber e ancora Rocco Scotellaro, poeta lucano cantore delle miserie contadine della sua terra e Salvatore Poddighe, minatore poeta in ottava rima sardo, morto suicida nel 1938, musicati dal sestetto. Ma c’è anche la title track, Avanti Pop, brano originale del gruppo, inno contemporaneo da cantare (e anche da ballare), invenzioni, sorprese, molto altro.
Un fluire di immagini, raccolte e riassunte nel booklet dalla istintiva grafica di Marta Dal Prato, di musica e pensieri in perfetto stile Têtes de Bois - qualche secondo meno di un’ora - arricchito dai contributi di Monica Demuru, Gianni Mura, Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, Paolo Rossi, I Giganti e il Coro dei Lucani (Rocco De Rosa, Rocco Papaleo, Claudio Santamaria, Ulderico Pesce, Canio Loguercio).
Avanti Pop!
GUIDA ALL’ASCOLTO DEL CD:
1) La leva
L’attacco di tromba introduce subito nel mondo e nei suoni dei Têtes de Bois.
A firmare il pezzo però è Paolo Pietrangeli nel 1969, un classico della canzone sul lavoro. Il lavoro come alienazione che intacca e distrugge la sfera del privato e i sentimenti, condizione modernissima e applicabile a molti, a troppi.
2) Avanti Pop
La tiltle-track “manifesto” del progetto e del disco. Inedito originale del gruppo, tre minuti e mezzo di leggerezza pe(n)sante.
3) InTricarico
Il Sud, terra di tradizioni e miserie, di contadini e fabbriche (la Fiat Sata di Melfi), di lotte vinte e perse, di chi ne raccoglie ed esporta le tradizioni in musica, di chi se lo porta appresso. Il cupa cupa del maestro Antonio Infantino e la voce di Rocco Papaleo.
4) Rocco e i suoi fratelli
Rocco Scotellaro, poeta lucano, morì a soli trent’anni nel 1953, dopo essere stato appena ventitreenne sindaco del suo paese, Tricarico, e aver attraversato tumultuose vicende politiche. Rocco è il cantore delle miserie della sua terra, del dramma senza scampo dei braccianti.
I Têtes de Bois hanno preso due delle sue bellissime poesie e le hanno musicate, un coro di lucani formato da Rocco Papaleo, Rocco De Rosa, Canio Loguercio, Ulderico Pesce e Claudio Santamaria - artisti di quelle latitudini - ha voluto lasciare la propria presenza.
5) Lu furastiero
Un brano di Matteo Salvatore. Lu furastiero è il lavoratore stagionale, un disgraziato senza nemmeno un tetto sulla testa. E i nostri giorni in quelle stesse terre di Puglia dimostrano che niente è cambiato, anche se il “soprastante” oggi si chiama caporale.
6) Sa mundana cummedia
Salvatore Poddighe era un minatore sardo, poeta in ottava rima. Padre di sei figli morì suicida nel 1938 dopo che si vide negata l’autorizzazione sia dall’autorità civile che da quella religiosa a ripubblicare la sua “mundana cummedia”, di cui furono ritirate tutte le copie. Strano destino, “Sa mundana cummedia” è ancora oggi introvabile e ne esiste solo una recente pubblicazione voluta dal paese in cui il poeta visse gran parte della sua vita, Dualchi, e naturalmente distribuita solo lì. I Têtes hanno preso alcune di quelle ottave e le hanno musicate e hanno voluto la straordinaria voce di Monica Demuru per sottolinearle.
7) La zolfara
Un altro classico, firmato dalla coppia Straniero – Amodei. “Spara prima la mina, mezz’ora si guadagna/me ne infischio se rischio, se del sangue poi si bagna/Tu prepara la bara, minatore di zolfara”.
8) Andare camminare lavorare
I pensieri, le note, lo spirito di Piero Ciampi. Perché si, perché non ha bisogno di commenti. L’unico suo pezzo che sia mai passato in radio.
9) Il mio corpo
Giorgio Gaber firmò questo brano – cantato da Ombretta Colli - ma non lo incise mai. Una storia di mobbing sessuale, che i Têtes hanno tradotto al maschile per tempi di pari opportunità, in tutti i sensi.
10) La costruzione
Una meravigliosa canzone di Chico Buarque de Hollanda nella versione italiana di Sergio Bardotti, la tragica giornata di un manovale in versi sdruccioli.
11) Il camionista
Questa è la poesia di un camionista anonimo scovata nella biblioteca di Gianni Mura. A quel punto è stato costretto a leggerla, tra il tema di un pianoforte e una tromba e il fruscio di un’autostrada.
12) 626
“La ballata dell’invalido” di Gianni d’Elia musicata dai Têtes de Bois.
13) Quarantaquattro gatti
Una canzone di protesta, di organizzazione sindacale, che in un anno particolarmente caldo cioè il ’68 vinse lo Zecchino d’Oro. A giocare con i Têtes de Bois, Petra Magoni e Ferruccio Spinetti. Voce e contrabbasso, naturalmente.
(Bonus track) Proposta
Metti un giorno all’Ambra Jovinelli Paolo Rossi, I Giganti e i Têtes de Bois insieme… bella Proposta! E allora mettete dei fiori nei vostri cannoni…
UFFICIO STAMPA E PROMOZIONE AVANTI POP
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Claudia Felici 329.9433329